Nuovo amico diocesano N 25

luglio 3, 2010 di  
sotto Testimonianze

Nuovo amico diocesano N 25 pagina 22
LA MIA TESTIMONIANZA SU RITA CUTOLO “Io a tavullia sono guarito”
LA MIA TESTIMONIANZA SU RITA CUTOLO
«Io a Tavullia sono guarito»
Ciao Direttore,
ho letto sul n° 20 del 30 maggio
u.s. l’intervista di Don Lino
Capriotti in merito a Rita Cutolo
e siccome io sono un miracolato di
questa Santa (che, come tutti i Santi, sarà
riconosciuta purtroppo, solo dopo la sua
dipartita terrena…) ci tengo a raccontarti la
mia storia.
Premesso che ho conosciuto questa donna
un anno prima (era il 1993) che una
brutta malattia sconvolgesse la mia vita
di “damerino” (come mi definì la Cutolo la
prima volta che mi vide): accompagnavo
da lei mio padre (malato di un tumore che
non dà scampo ma che, nonostante tutto,
gli permise di vivere fino al 1997, forse
anche grazie alle sue cure…). Chiaramente
non ci credevo perchè sono sempre
stato un po’ scettico verso tutte le forme
strane di cure e veggenze assortite. Dietro
insistenza di mia madre, però, mi feci
imporre le mani da Rita anch’io: a parte
l’enorme calore che pervase la mia testa,
spostò la sua mano destra e l’appoggiò sul
mio addome cambiando espressione: mi
ricordo che le chiesi: “C’è qualcosa che non
va?”, Rita mi rispose semplicemente: “Fossi
in te, mi curerei…”. Un po’ preoccupato,
ma non troppo a dir la verità, ci andai
ancora per un paio di sedute e poi, visto
lo scetticismo di cui sopra, mi limitai ad
accompagnare il mio caro papà ma la mia
esperienza con lei terminò lì…
LA MALATTIA A 27 ANNI
Arrivò l’inverno del ‘93 e, con lui, i soliti
malesseri stagionali. Ma in quel dicembre
fui colpito da un forte stato influenzale
che, stranamente per le mie abitudini, non
mi abbandonò facilmente: il medico di
base, visitandomi, riscontrò un leggero
rigonfiamento della milza e mi consigliò
di tenerla sotto controllo non appena la
febbre fosse sparita. Essendo donatore di
sangue, segnalai la mia situazione, tre mesi
dopo (eravamo verso marzo del 1994), al
medico competente che mi fece gli esami
del sangue specifici oltre alla canonica
visita. Risultò tutto negativo fra sospiri di
sollievo e gioia ma la “tragedia” era dietro
l’angolo e l’appuntamento con i giorni tetri
del terrore di non farcela rimandati solo di
qualche mese.
Una sera di luglio dello stesso anno,
sdraiato sul letto: le mani che scivolano
istintivamente sull’inguine. Mi accorgo di
avere dei linfonodi molto ingrossati (prima
di allora non sapevo neanche della loro
esistenza…): aspetto qualche giorno poi
decido di andare dal medico, il quale mi
consiglia di fare un’ecografia. Il risultato
conferma che si tratta di linfonodi e non di
lipomi e mi viene chiesto se, ultimamente,
avevo avuto febbre o ero particolarmente
spossato. Rispondo negativamente ma, in
quel momento, mi torna in mente quella
strana febbre di dicembre così riottosa,
per le mie abitudini, ad abbandonarmi e
quella milza un po’ così… Per scrupolo,
il medico mi controlla anche quella e il
risultato è agghiacciante: è ingrossata
di cinque centimetri e, lungo il tratto
addominale (dove Rita aveva appoggiato
le mani…), ci sono linfonodi ingrossati. La
diagnosi è altrettanto tremenda: linfoma
non Hodgkin. Approfondendo gli esami
si scoprirà poi che c’era un’infiltrazione
al IV stadio del midollo e, pur essendo un
tumore a proliferazione lenta, il tempo di
vita rimasto a disposizione non era molto…
IL LINFOMA DI HODGKIN
Prima di andare avanti con il racconto
è bene però fare un inciso: quando mi
sono ammalato avevo appena 27 anni
e, solitamente, questo tipo di patologia
colpiva le persone avanti con l’età: quindi
ero uno dei primi casi dell’epoca e non
c’era un protocollo preciso, e uno storico
tale, che potessero permettere una cura
ben precisa. I giovani che incappavano
in questo tumore solitamente era (e lo è
tutt’ora purtroppo..) denominato linfoma
Hodgkin, più aggressivo ma con notevoli
percentuali di guarigione se diagnosticato
per tempo.
Pur cominciando le terapie mediche, mi
affidai anche alle cure di Rita e, questo,
mi aprì un mondo nuovo: cominciai a
conoscere meglio questa donna stupenda
(e la sua famiglia) che aveva per me
sempre una parola dolce e di conforto:
mi coinvolgeva in molte cose e questo
mi ha permesso di essere testimone di
molte cattiverie gratuite nei suoi confronti
e da queste pagine, caro Direttore, mi
rendo disponibile per chiunque voglia
conoscere il suo mondo visto dagli occhi
di una persona che, grazie a lei (ma,
soprattutto come pretende la Cutolo
stessa, grazie a Dio), è guarito fisicamente
e spiritualmente. Eh sì, perchè il grande
miracolo compiuto da questa meravigliosa
donna nei confronti miei e della mia
famiglia è stata la guarigione spirituale:
grazie alle sue esortazioni, ho riscoperto
la Messa, l’importanza dell’Eucarestia, gli
insegnamenti, attraverso il Vangelo, di
Gesù: insomma ho cominciato a Vivere, sì
proprio con la “V” maiuscola!
IN ATTESA DEL TRAPIANTO
Ma il calvario è stato (giustamente, e
solo dopo la guarigione ho capito
perchè) lungo: senza dilungarmi troppo
e dopo aver anche intensificato le terapie
mediche e congelato il mio midollo in
un momento che pareva propizio per
farlo, arriviamo ad aprile del 1997: le
ultime analisi evidenziano un quadro
clinico piuttosto soddisfacente ma la
“fregatura” è dietro l’angolo: c’è un valore
midollare che non vuole rientrare (BCL2),
il medico dell’Ematologia mi prende un
appuntamento con il professor Lucarelli
(persona splendida) che, in parole povere,
mi spiega il mio stato attuale e l’unica
soluzione per stroncare definitivamente il
male: il trapianto di midollo! Sono nel suo
studio insieme a mia moglie Alessandra
che, con me e mia madre, porterà questa
croce fino in fondo: mi metto a piangere,
gli dico che sto bene, che mi sento forte
come mai prima d’ora e nonostante la
chemioterapia. Il Prof. mi capisce, mi
consola e mi conforta ma afferma: “…allo
stato attuale non morirai né oggi né fra un
anno. Però sappi che, prima o poi, dovrai
fare il trapianto se vuoi guarire…” Esco
dal suo studio frastornato: mi vengono
sospese tutte le cure mediche perchè,
ormai, ritenute inutili ma io ho Rita. Da
lei continuo ad andarci ma mi trovo tra
due fuochi: la famiglia che, giustamente,
mi consiglia di non dimenticarmi l’aspetto
medico e quindi di prendere in seria
considerazione l’ipotesi del trapianto ma
io sto bene! Purtroppo , a giugno di questo
1997 dalle forti emozioni, ad aggravare
una situazione psicologica già di per sé
traballante, si aggiunge la partenza, verso
la casa del Padre, di mio papà…
LA RINASCITA
E così arriviamo in autunno, ottobre per la
precisione: l’Ematologia mi richiama (io, è
bene ricordarlo, nel frattempo ho sospeso,
ma non per mia volontà, tutte le cure
mediche tranne Rita…) e il medico che mi
ha seguito dall’inizio mi consiglia un po’
di chemioterapia prima di prepararmi al
trapianto, perchè “…tanto la malattia da
aprile ad oggi può essere solo peggiorata…”.
Tra lo sbigottimento generale (non potrò
mai dimenticare il viso di Alessandra…) e
le urla (sì, urla…) del medico stesso, rifiuto!
Chiedo, prima di sottopormi ad altri cicli
pesanti di chemio, di fare tutte le analisi
poi, se l’esito sarà positivo come asserisce
lui, farà di me quello che il protocollo
prevede… Arriva il giorno dell’esame
(l’aspirato midollare) e poi la lunga attesa
del responso (se non ricordo male, una
ventina di giorni). Mi ricordo della vigilia
di Natale molto serena insieme ad un
amico (Enrico, vestito da Babbo Natale) a
consegnare regali ai bambini di parenti e
amici. E poi… Poi il giorno del responso e
della RINASCITA: l’esame è NEGATIVO!
Sono GUARITO! Dio, attraverso Rita, ha
compiuto il MIRACOLO!
La Cutolo, successivamente, mi dirà che: “…
è morto un Fabrizio e ne è nato un altro”…
Da quel dicembre del ‘97 sono trascorsi
ben 13 anni. Ogni sei mesi faccio le analisi
di controllo e l’esito, finora, è sempre stato
negativo!
Ora, ogni giorno è un bel giorno: qualche
volta cado nella tristezza ma dura un
attimo e penso che sia umano. Adesso
vivo, sbaglio, rido e, anche se faccio
piccoli passi in avanti, so di muovermi
nella direzione giusta. Perchè, prima o
poi, tutti torneremo alla casa del Padre
ma gli insegnamenti di Rita, che poi
sono insegnamenti di Cristo, servono per
arrivarci nella maniera giusta…
A presto Direttore.
Fabrizio B.

Commenti

Una Risposta a “Nuovo amico diocesano N 25”
  1. catherine scrive:

    Buongiorno a tutti, ho portato mio figlio,affetto di grave patologia,in ambulanza 3 anni fà da Rita Cutolo,era tutto intubato, ossigeno, catetere e valvola conficata nel polmone, aveva difficoltà a respirare e non riusciva più a deglutire bene,per i medici non c’erano speranze.Sono andata dalla Rita Cutolo di MIA INIZIATIVA e non mi pento affatto di averlo fatto, mio figlio è tornato a vivere!!Queste sono le cose che contano il resto sono solo chiacchiere e cattiverie gratuite. La rita non chiede un euro,va solo ad offerta, pertanto vorrei tanto guardare negli occhi quelle persone che hanno avuto il coraggio di testimoniare il falso a striscia la notizia e cercare di capire perchè l’hanno fatto e se sentono nel profondo del loro cuore il peso sulla solo coscienza.Ognuno è libero di credere e di andare dove vuole, ma fà rabbia sentire bugie su persone oneste come la Rita Cutolo

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