Rita nasce a Roma l’11 ottobre del 1948 da Angelo, originario di Gaeta, che aveva 20 anni e da Dora Sabatini che ne aveva 17 ed era originaria dell’Abruzzo. Nel giorno del suo Battesimo si unirono in matrimonio religioso anche i suoi genitori. Il nome lo indicò per lei una certa suor Aurelia predicendo che quella bimba avrebbe fatto grandi cose sulla terra per cui il miglior nome con cui battezzarla era quello di un grande santa come Santa Rita da Cascia. Dopo Rita giunsero anche due fratellini, Piero ed Enzo; la famiglia era povera e viveva in una caserma dei granatieri adibita durante l’ultima guerra a rifugio per profughi e scampati dai bombardamenti senza dimora. Ma con la ricostruzione fu possibile alla giovane famiglia Cutolo accedere ad una casa popolare situata al Villaggio di Acilia tra Roma e Ostia. Il padre era semplice manovale e con quella modesta entrata una famiglia di 5 persone viveva con non poca difficoltà. L’infanzia di Rita passa quindi attraverso rinunce e sacrifici che ne temprano il carattere e la dispongono alla generosità verso i bisognosi. Non aveva giocattoli e come tanti bambini poveri doveva immaginarseli e costruirseli recuperando nei bidoni della spazzatura quanto veniva scartato dagli altri.

Il suo desiderio di aiutare e di curare si manifestava comunque nel modo con cui rappezzava le bambole rotte, le fasciava e le curava. Già nella sua infanzia si avevano i primi segni di quella che sarebbe poi diventata la missione principale della sua vita, curare, curare senza sosta per ridare fiducia, vita e speranza a chi si trova nei momenti più tragici della sua vita, quando il mondo ti chiude le porte. Cresce quindi nella introspezione, solitaria e taciturna, frequenta spesso la chiesa dove prega  e solo nel colloquio interiore con il Padre Celeste trova quella serenità che la vita le nega e desidererebbe farsi suora. Sta spesso vicino al nonno paterno che nel frattempo si era trasferito a Fiumicino e che, uomo di profonda fede religiosa cattolica, si dice operasse guarigioni posando un bicchiere sul corpo dei malati. Il nonno muore quando Rita ha solo 14 anni e per lei  è una grande perdita. In famiglia non tengono in considerazione la preveggenza di fatti che Rita manifesta e che denotano in lei dei doni naturali straordinari. Un fatto particolarmente significativo avviene quando il fratellino Enzo si ammala di broncopolmonite e praticamente è morto perché stanno per coprirlo con il lenzuolo quando Rita guarda intensamente il fratello e questo si riprende. Un’altra guarigione nella famiglia di cui Rita si accorge, è quella relativa alla madre che si è ustionata una gamba con olio bollente e Rita, in un gesto inconscio di aiuto, ha appoggiato le mani sull’ustione e che all’indomani scompare.

Nel 1973 il padre Angelo viene colpito da un tumore al  cervello e muore provocando con questa morte prematura grande angoscia in Rita che per alleggerire del suo peso economico la famiglia aveva accettato di sposarsi con Raffaele Mugnolo l’11 dicembre del 66.  Non era matura per un matrimonio, non era neanche nella sua volontà quella di formarsi una famiglia, aveva solo 18 anni e la necessità di aiutare in qualche modo la famiglia originaria. Da quel matrimonio nacquero due figli Luca e Toni.  Rita  scopre un giorno di avere una cisti al seno e nel ricordo del tumore che aveva colpito il padre teme di fare la stessa fine. Ma una notte sogna San Michele Arcangelo che viene verso di lei su una grande onda del mare, la consola e le suggerisce di applicare le proprie  mani  sulla parte malata del seno. Come si sveglia si ricorda del sogno,  e pone le mani sulla cisti, sente un calore benefico e la cisti scompare. Da quel momento Rita sa di poter guarire la gente e sente nascere fortissima in lei questa missione. Il matrimonio non ha uno sviluppo positivo, Rita comincia a guarire le amiche della madre ed inizia ad avere una sua clientela ad Acilia composta da parenti ed amici cui non chiede mai denaro. Tra queste donne guarite c’è pure Lisa Flati, adolescente che da due anni era ricoverata in ospedale con un brutto male.

La riconoscenza di Lisa per Rita è tale che  a lei si aggrega e la segue ovunque Rita andrà anche perché a detta di Rita quell’Angelo che le sta sempre vicino le avrebbe detto che anche Lisa avrebbe potuto guarire con l’imposizione delle mani. Si sparge la voce sulla guaritrice Rita Cutolo e così giungono a Roma anche persone provenienti da San Marino e che, avuta la guarigione, si adoperano per far trasferire Rita in quella terra. Iniziano le prime trasferte dove Rita e Lisa vengono ospitate temporaneamente presso le famiglie finchè Rita decide di venire a San Marino ma dopo 4 mesi di vita nella piccola Repubblica si stabiliscono a Pian di Meleto, nel pesarese, in una vecchia casa colonica isolata chiusa ed abbandonata da più di 10 anni. Li d’inverno fa molto freddo e nevica parecchio, Rita racconta che avevano una coperta in due ed un paio di lenzuola, due piatti piani e due cupi e li vi restarono per 7 mesi operando sempre senza farsi pagare ma vivendo di quello che la gente portava loro in viveri.

Infine finirono a Monte Grimano a circa 800 metri di altezza dove il freddo invernale non le risparmiava e con loro avevano portato il piccolo Toni che dormiva in un angolo sopra uno strato di giornali. Luca invece era stato lasciato a Roma presso dei parenti per frequentare la scuola e le avrebbe raggiunte solo  qualche anno dopo. Dopo vari spostamenti Rita, Lisa Luca e Toni con le loro famiglie fisssano la loro residenza in provincia di Pesaro ed operano prima a Colombarone e a Fano ed oggi a Pesaro poi Saludecio e attualmente a Tavullia strada Marrone 9, ospiti della struttura Raggio di Luce.

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